domenica 29 settembre 2013

Internet: una connessione fisica

Quando uno scoiattolo ha rosicchiato un cavo e messo fuori uso la sua connessione, il giornalista Andrew Blum ha cominciato a chiedersi di cos’era veramente fatto Internet. Quindi ha deciso di andare a vedere -- i cavi sottomarini, gli interruttori e gli altri elementi fisici di cui è fatta la rete.
Ecco la trascrizione della sua TED conference.
Nei miei scritti ho sempre trattato soprattutto di architettura, di edifici. La trattazione scritta di questi argomenti si basa su alcuni presupposti. Un architetto progetta un edificio che diventa un luogo, e molti architetti progettano molti edifici che diventano una città. A prescindere da questo complicato mix di forze, di politiche, cultura ed economia che danno forma questi luoghi, voi potete comunque andare a visitarli. Potete percorrerli. Potete sentirne l’odore. Potete sentirli. Potete sperimentare la sensazione di un luogo.
Ma quello che mi ha colpito negli ultimi anni è che meno me ne andavo in giro per il mondo, più stavo seduto davanti al computer. E in particolare a partire dal 2007, da quando ho un iPhone, non solo restavo seduto davanti allo schermo tutto il giorno, ma mi alzavo alla fine della giornata e guardavo quel piccolo schermo che tenevo in tasca. Il fatto sorprendente era quanto rapidamente fosse cambiata la mia relazione con il mondo fisico. In quel breve periodo di tempo, che li chiamiate gli ultimi 15 anni in cui siamo online, oppure gli ultimi 4 o 5 anni in cui siamo continuamente online, la nostra relazione con ciò che ci circonda è cambiata, nel senso che la nostra attenzione è costantemente divisa. Ora guardiamo sia dentro gli schermi, che nel mondo che ci circonda.
E quel che più mi ha colpito, e quello su cui mi sono fissato, è che il mondo dello schermo sembrava non avere nessuna presenza fisica propria. Cercando immagini di Internet, questo è tutto quello che si trova, questa famosa immagine di Opte di Internet come una Via Lattea, questa espansione infinita in cui sembra che noi non siamo da nessuna parte. Sembra che non lo afferriamo mai completamente. Mi ha sempre ricordato l’immagine della terra dall’Apollo, l’immagine della biglia blu, e nello stesso modo sembra suggerire che non possiamo veramente comprenderla interamente. Siamo sempre piccoli di fronte alla sua immensità. Se ci fosse questo mondo su questo schermo, e se ci fosse il mondo fisico intorno a me, non potrei averli entrambi nello stesso posto.
E poi è successo questo. Un giorno, Internet mi si è guastato, come di tanto in tanto succede, e il tizio dell’assistenza che è venuto a ripararlo ha cominciato con quell’ammasso di cavi polverosi dietro il divano, lo ha seguito di fronte al mio palazzo, nel piano interrato e nel cortile, dove c’era questo grosso fascio di cavi contro il muro. Poi ha visto uno scoiattolo correre lungo il cavo, e mi ha detto: “Ecco il suo problema. Uno scoiattolo si sta rosicchiando la sua rete Internet”. E sembrava una cosa assurda. Internet è un’idea trascendente. È una serie di protocolli che hanno cambiato tutto, dallo shopping, agli appuntamenti, alle rivoluzioni. Senza dubbio non era qualcosa che uno scoiattolo poteva rosicchiare. Ma in realtà era proprio così. Uno scoiattolo aveva rosicchiato la mia rete Internet. E poi mi è venuta in mente l’immagine di cosa sarebbe successo se avessi strappato via il cavo dal muro per iniziare a seguirlo. Dove sarebbe andato? Internet è in realtà un luogo che si possa visitare? Posso andarci? Chi incontrerei? C’è veramente qualcosa là fuori?
E la risposta, a detta di tutti, è no. Questo era Internet, questa scatola nera con la lucina rossa, rappresentata in questa sitcom “The IT Crowd”. Di solito sta in cima al Big Ben, perché lì c’è la migliore ricezione, ma hanno negoziato perché il loro collega potesse prenderlo in prestito per il pomeriggio per usarlo in una presentazione in ufficio. Gli anziani di Internet erano disposti a condividerlo per un po’, e lei lo guarda e dice: “Questo è Internet? Tutto Internet? È pesante?” Loro rispondono: “Certo che no, Internet non pesa niente”.
Io ero imbarazzato. Cercavo questa cosa che solo gli stupidi sembravano cercare. Internet era quel blob amorfo o era una stupida scatola nera con una lucina rossa. Non era un mondo reale che sta là fuori. Ma, in realtà lo è. C’è un vero mondo di Internet là fuori, ed ecco quello che ho visitato negli ultimi due anni, questi luoghi di Internet. Sono stato in questi grandi data center che usano tanta energia quanta quella delle città in cui hanno sede, e ho visitato luoghi come questo, 60 Hudson Street a New York, uno degli edifici al mondo che fa parte di una lista molto breve, circa una dozzina di edifici, dove si collegano tra loro il maggior numero di reti Internet al mondo. E quella connessione è indubbiamente un processo fisico. Sono i router di una rete, un Facebook o un Google o un B.T. o un Comcast o una Time Warner, o altro, che si connettono di solito con un cavo a fibra ottica giallo in un soffitto e giù nel router di un’altra rete, ed è indubbiamente fisico, ed è sorprendentemente intimo. Un edificio come quello della Western Union, e un’altra dozzina, hanno 10 volte più reti che si connettono, rispetto al livello successivo di edifici. C’è una lista molto breve di posti come questo. E la Western Union in particolare è interessante perché è la sede di circa una mezza dozzina di reti importanti, le reti che servono i cavi sottomarini che viaggiano in fondo all’oceano che connettono l’Europa e l’America e connettono noi tutti. E sono quei cavi in particolare su cui voglio concentrarmi.
Se Internet è un fenomeno globale, se viviamo in un villaggio globale, è perché ci sono cavi sottomarini, cavi come questo. E in questa dimensione, sono incredibilmente piccoli. Si possono tenere in mano. Sono come un tubo di irrigazione. Ma nell’altra dimensione sono incredibilmente ampi, quanto potete immaginare. Si stendono attraverso l’oceano. Sono lunghi 4.000, 6.000, 12.000 chilometri, e se la scienza dei materiali e le tecnologie informatiche sono così complicate, il processo fisico di base è semplicissimo. La luce penetra in una zona dell’oceano esce dalla parte opposta, e di solito arriva da un edificio chiamato “landing station”, spesso nascosto in una zona vicino al mare. E ci sono degli amplificatori sul fondale dell’oceano che assomigliano a un tonno pinna blu, e ogni 80 km amplificano il segnale. Poiché la velocità di trasmissione è incredibilmente elevata, l’unità di base sono 10 gigabit al secondo la lunghezza d’onda della luce, quasi 1000 volte la vostra connessione, e in grado di trasmettere uno streaming di 10 000 video. Ma non solo, non si mette solo una lunghezza d’onda della luce in una fibra, si mettono magari 50 o 60 o 70 diverse lunghezze d’onda o colori di luce in una singola fibra, e magari avrete 8 fibre in un cavo, 4 per ogni direzione. Sono sottili come un capello.
E connettono i continenti, tramite un pozzetto come questo. Letteralmente, qui è dove si collegano cavi da 8000 km. Questo è a Halifax, un cavo che va da Halifax all’Irlanda. E il paesaggio sta cambando. Tre anni fa, quando ho cominciato a pensarci, c’era un cavo dalla costa occidentale dell’Africa, rappresentato da questa sottile linea nera in questa mappa di Steve Song. Ora ci sono 6 cavi e altri sono in arrivo, 3 su ogni costa. Perché una volta che un paese è collegato con un cavo, si rende conto che non è sufficiente. Se vuole costruirci intorno un’industria, deve sapere che la connessione non è inconsistente, ma permanente, perché se un cavo si rompe bisogna mandare una nave in mare, buttare un gancio in mare, tirarlo su, trovare l’altro capo, saldare i due pezzi e rimandarlo giù. È un processo fisicamente intenso.
Questo è il mio amico Simon Cooper, che fino a poco tempo fa lavorava per Tata Communications, il ramo comunicazioni di Tata, il grande conglomerato industriale indiano. Non l’ho mai incontrato. Abbiamo comunicato tramite sistemi di telepresenza, il che mi fa sempre pensare a lui come all’uomo all’interno di Internet. È inglese. L’industria dei cavi sottomarini è dominata dagli inglesi che sembrano tutti avere 42 anni. Perché hanno cominciato tutti contemporaneamente, con il boom, circa 20 anni fa. E Tata ha cominciato nel ramo delle comunicazioni quando ha comprato due cavi, uno che attraversava l’Atlantico e uno che attraversava il Pacifico, ed è andata avanti aggiungendone dei pezzi, fino a che non hanno fatto il giro del mondo, il che significa che mandano i vostri bit a Est o a Ovest. È letteralmente un raggio di luce intorno al mondo, e se un cavo si rompe nel Pacifico, manderà i dati nell’altra direzione. E fatto questo, hanno cominciato a cercare altre zone da cablare. Hanno cercato zone non cablate, e questo significa a Nord o a Sud, principalmente la cablatura dell’Africa. Ma quello che mi stupisce è l’incredibile immaginazione geografica di Simon. Pensa al mondo in questo modo così esteso.
Mi interessava particolarmente perché volevo vedere la costruzione di uno di questi cavi. Volevo rappresentarmi quegli attimi passeggeri di connessione che sperimentiamo online, queste specie di brevi adiacenze, un tweet o un post su Facebook o una email, e sembra che ci sia un corollario fisico a tutto questo. Sembra che ci sia un momento in cui il continente è collegato, e volevo vedere quello. Simon stava lavorando su un nuovo cavo, il WACS, il West Africa Cable System, che partiva da Lisbona verso la costa occidentale dell’Africa, la Costa d’Avorio, il Ghana, la Nigeria, il Camerun. E mi ha detto che stavano per posarlo, dipendeva dalle condizioni atmosferiche, ma mi avrebbe fatto sapere, e con 4 giorni di preavviso, mi ha detto di andare su questa spiaggia di Lisbona, e poco dopo le 9, un tizio esce fuori dall’acqua. Trasportava un filo di nylon verde, molto leggero, chiamato “messenger line”. Quello era il primo collegamento tra il mare e la terra, quel collegamento che sarebbe poi stato sfruttato per il percorso di luce di 14 000 km. Poi un bulldozer ha cominciato a tirare il cavo da una particolare nave per posare cavi,e veniva fatto galleggiare su queste boe fino ad essere posizionato nel punto giusto. Vedete questi ingegneri inglesi che osservano. E poi, una volta nel posto giusto, è tornato in acqua con un grosso coltello a staccare le boe e le boe saltavano fuori per aria, e il cavo è affondato nel fondale marino. E lo ha fatto lungo tutto il percorso, fino alla nave, e quando è arrivato là, gli hanno dato un bicchiere di succo di frutta e un biscotto, e si è buttato di nuovo in acqua, ha nuotato fino a riva e poi si è acceso una sigaretta.
E poi una volta posizionato il cavo a riva, si sono preparati a collegarlo all’altro capo, al cavo che era stato messo giù alla landing station. Prima hanno cominciato con un seghetto, poi hanno spellato la plastica interna con un -- lavorano come degli chef e poi finiscono per lavorare come gioiellieri per allineare queste fibre sottili con il cavo che hanno posizionato, e con questa macchina foratrice li saldano insieme. Quando vedete questi ragazzi lavorare su questo cavo con un seghetto, smettete di pensare a Internet come alla nuvola. Comincia a sembrare una cosa incredibilmente fisica. Quello che mi ha sorpreso è anche che, per quanto tutto si basi sulle tecnologie più sofisticate, e siano cose assolutamente nuove, il processo fisico stesso esiste da molto tempo e la cultura è sempre la stessa. Vedete gli operai locali. Vedete gli ingegneri inglesi che danno indicazioni sul fondo. E ancora più importante, i luoghi sono gli stessi. Questi cavi continuano a collegare i classici porti di città, luoghi come Lisbona, Mombasa, Mumbai, Singapore, New York.
E per il processo a terra ci vogliono 3 o 4 giorni, e poi, una volta fatto, mettono un coperchio sulla botola e la ricoprono di sabbia, e ce ne dimentichiamo tutti. E mi sembra che parliamo molto della nuvola, ma ogni volta che mettiamo qualcosa sulla nuvola, cediamo parte delle responsabilità. Siamo meno collegati. Lasciamo che siano gli altri a preoccuparsene. E non mi sembra giusto. C’è una grande frase di Neal Stephenson in cui dice che le persone cablate dovrebbero saperne qualcosa di cavi. E dovremmo sapere, credo, da dove viene Internet, e dovremmo sapere cosa fisicamente ci connette tutti.

Da LINKIESTA

Jiddu Krishnamurti

“We were saying how very important it is to bring about, in the human mind, the radical revolution. The crisis is a crisis in consciousness. A crisis that cannot, anymore, accept the old norms, the old patterns, the ancient traditions. And, considering what the world is now, with all the misery, conflict, destructive brutality, aggression, and so on… Man is still as he was. Is still brutal, violent, aggressive, acquisitive, competitive. And, he’s built a society along these lines.

[…] What we are trying to do, during all these discussions and talks here, is to see if we cannot radically bring about a transformation of the mind. Not accept things as they are. […] You must understand it, go into it, examine it, give your heart and your mind, with everything that you have, to find out a way of living differently.

That depends on you, and not on somebody else, because in this there is no teacher, no pupil; there is no leader; there is no guru; there is no Master, no Saviour. You yourself are the teacher and the pupil; you are the Master; you are the guru; you are the leader; you are everything. And, to understand...is to transform what is.”


“Non si può creare nessuna unità di misura efficace del benessere per una società profondamente malata.”


I have a dream

Io ho un sogno.
Io sogno che un giorno gli uomini
Si solleveranno e capiranno
Che sono fatti per vivere da fratelli.
Io sogno che un giorno il nero di questo paese
e ogni uomo di colore del mondo intero
saranno giudicati in base al loro valore personale
anziché per il colore della pelle e che tutti gli uomini
rispetteranno la dignità dell’essere umano.
Sogno che un giorno la giustizia
scorrerà come l’acqua
e la rettitudine come un fiume irruente.
Sogno che un giorno la guerra cesserà
e gli uomini trasformeranno le loro spade in aratri,
le lance in falci; le nazioni non si scaglieranno più
le une contro le altre e non progetteranno
più la guerra.
Sarà un giorno meraviglioso quello!
Le stelle del mattino canteranno insieme
e i figli di Dio grideranno di gioia!

M.L. King

Lezione di vita

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti a lui alcuni oggetti. Quando la lezione cominciò, senza dire una parola, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Quindi egli chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi hanno convenuto che lo era.

Allora il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso. Lo scosse leggermente. I ciottoli rotolarono negli spazi vuoti tra le palle da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era.

Il professore prese una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. Naturalmente, la sabbia si sparse ovunque all'interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero con un unanime 'si'. '

Il professore estrasse quindi due birre da sotto il tavolo e versò l'intero contenuto nel barattolo, effettivamente si riempirono gli spazi vuoti. Gli studenti iniziarono a ridere...

'Ora', disse il professore non appena svanirono le risate 'Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni preferite - e se tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, la macchina.. La sabbia è tutto il resto - le piccole cose.

'Se mettete la sabbia nel barattolo per prima,' ha continuato, 'non c'è spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso vale per la vita.

Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia per le piccole cose, non avrete mai spazio per le cose che sono importanti per voi.

Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità.

Trascorrete del tempo con i vostri bambini. Trascorrete del tempo con i tuoi genitori. Visitate i nonni. Prendete il vostro coniuge a portatelo a cena fuori. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa e falciare il prato.

Prenditi cura delle palle da golf prima - le cose che veramente contano. Stabilisci le tue priorità. Il resto è solo sabbia.

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise e disse: 'Sono contento che hai chiesto.' Le birre dimostrano che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, c'è sempre spazio per un paio di birre con un amico.

Oltre la paura

Il tempo non guarisce le ferite. Il tempo mitiga il dolore, la rabbia; annebbia il ricordo, distorce la percezione delle tue paure e ti concede di imparare a conviverci. Ti spinge ad accontentarti. Averne consapevolezza, invece, ti porta a a combattere e sconfiggere i tuoi demoni. Ed è meglio non concedersi mai troppo tempo. La felicità è un'ardua conquista. Richiede duro lavoro, impegno, volontà, costanza, energie. L'esercizio del cuore e del pensiero.

Flicka: un concentrato di saggezza ed emozioni

"Credo che esista una forza nascosta in ognuno di noi, una forza primitiva e selvaggia che si risveglia quando più ne abbiamo bisogno per sopravvivere.
Una forza simile a quella che fa ricrescere più forti gli alberi che un incendio voleva distruggere.
La maggior parte delle persone ne ha paura e la soffoca, questa forza, quando la sente dentro di sè.
Ma esistono alcuni uomini che hanno il coraggio di usarla, di mostrarla. [...]


Un tempo gli americani venivano nel West in cerca di un futuro migliore.
Oggi, sembrano girare in lungo e in largo, disorientati e insoddisfatti.
Io credo che cerchino ancora la stessa cosa: un posto dove poter guardare con ottimismo il futuro, un posto dove sia possibile capire perchè siamo su questa terra, dove si possa sentire che la Vita ha un significato; un posto dove si possa provare quello che Flicka e io godiamo galoppando insieme nella prateria.
Il valore prezioso...della Libertà."

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra (2004)

« Son tornato, dopo tanto viaggiare, al punto di partenza? A credere solo nella scienza e nella ragione? Son tornato a pensare che il modo occidentale di affrontare i problemi è il migliore? Niente affatto. Ora più che mai penso che niente è da escludere a priori e che è sempre possibile trovare qualcuno o qualcosa di prezioso nei luoghi e nelle circostanze più imprevedibili.
I miracoli? Certo che esistono, ma sono convinto che ognuno deve essere l’artefice del proprio. Soprattutto sono convinto che la nostra conoscenza del mondo e di noi stessi è ancora estremamente limitata e che dietro le apparenze, dietro i fatti, c’è una verità che davvero ci sfugge, perché sfugge alla rete dei nostri sensi, ai criteri della nostra scienza e della nostra cosiddetta ragione. »